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Senza una camicia bianca. Nella Genova di De Andrè

Giorgio Dellacasa

Senza una camicia bianca. Nella Genova di De Andrè, Giorgio Dellacasa

Senza una camicia bianca. Nella Genova di De Andrè, Giorgio Dellacasa

Senza una camicia bianca. Nella Genova di De Andrè, Giorgio Dellacasa

Senza una camicia bianca. Nella Genova di De Andrè, Giorgio Dellacasa

Senza una camicia bianca. Nella Genova di De Andrè, Giorgio Dellacasa

"Non avevo ancora vent’anni quando la mia fidanzatina, evidentemente più sensibile di me, mi fece conoscere Fabrizio De Andrè. Il mio gruppo di amici di allora lo conosceva e frequentava assiduamente. Magari tra una partita di biliardo e una bevuta si ascoltavano i brani di Tutti morimmo a stento appena uscito.

E io non capivo bene; mi incuriosiva il chiamarlo sempre e solo per nome; una vicinanza e una famigliarità che lentamente mi ha toccato e coinvolto. E allora, siamo negli anni ‘70, nasce, con la mia maturazione, la più profonda conoscenza di Fabrizio e di Genova vecchia. Ci ho messo un po’ di tempo, anche a respirare il centro storico della mia città.

Poi, un giorno, mi ritrovai ad Arezzo, per una trasferta del “nostro” Genoa. All’ora di pranzo, passeggiando con altre persone, il mio sguardo si fermò sulla porta aperta di una vecchia locanda: Fabrizio era lì, sulla mia destra, con le mani su un tavolo vuoto di un solo bicchiere di vino rosso."
(continua...)

Senza una camicia bianca. Nella Genova di De Andrè
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copyright Giorgio Dellacasa
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