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Vision notes
Marcello Di Donato





"Scattare una foto, decidere di ritagliare un frammento di realtà – esattamente e proprio quello – trasformandolo in una rappresentazione, incorniciare una porzione di spazio, costituisce sempre una responsabilità dal punto di vista del significare.
Non c'è bisogno di scomodare il concetto di punctum barthesiano, così come non è il caso di tirare in ballo l'inconscio ottico di Benjamin, secondo cui attraverso il dispositivo si rivela quello che invece sfugge all'occhio dell'osservatore, teoria ulteriormente elaborata da Vaccari nel suo inconscio tecnologico, dove tra l'altro c'è una dichiarazione abbastanza illuminante: «La grande ingenuità dei fotografi è di insistere a voler dare un'immagine del mondo quando ormai questo è scomparso: essi sono gli officianti di una religione svuotata, i credenti di miti esauriti».
In realtà, come nota sempre il fotografo modenese, alla perdita dell'aura causata dall'irruzione della fotografia nel regno dell'arte, si è sostituita «l'aura dell'irripetibilità dell'istante»"
(continua...)
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